Alcune cifre sulla fusione Pesaro-Mombaroccio

Premessa: essendo interessato alle trasformazioni degli enti locali (anche come amministratore) seguo la questione fusioni con il dovuto interesse, ma la fusione per incorporazione tra Pesaro e Mombaroccio è un caso particolare di cui seguo gli sviluppi, impegni personali permettendo.

Ieri ho letto la nota su facebook di Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Tralascio le questioni politiche sull’utilità o meno della fusione, ma mi concentro sui numeri che ha dato Ricci:

«Nei primi tre anni corrisponderanno all’intero ammontare del contributo statale decennale, previsto dalla legge sulle fusioni, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di cinque milioni. Più il 20 per cento nei sette anni successivi (la stima è di 570mila euro all’anno per sette anni), oltre al 20 per cento di ogni altro eventuale ulteriore contributo proveniente da altri enti come la Regione»

Togliamo dal discorso gli ulteriori contributi regionali che variano per ogni singola fusione e non hanno una cifra fissa. Concentriamoci sul contributo statale decennale.

L’art. 1, comma 18, legge n. 208 del 2015 (ovvero la legge di stabilità 2016) ha modificato la legge 135 del 2012 che all’art. 20 comma 1-bis recita testualmente: A decorrere dall’anno 2016, il contributo straordinario a favore degli enti di cui al comma 1 è commisurato al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010, nel limite degli stanziamenti finanziari previsti e comunque in misura non superiore a 2 milioni di euro per ciascun beneficiario. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’interno, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono disciplinate le modalità di riparto del contributo, prevedendo che in caso di fabbisogno eccedente le disponibilità sia data priorità alle fusioni o incorporazioni aventi maggiori anzianità e che le eventuali disponibilità eccedenti rispetto al fabbisogno determinato ai sensi del primo periodo siano ripartite a favore dei medesimi enti in base alla popolazione e al numero dei comuni originari.

Facciamo un calcolo dei trasferimenti erariali dei due comuni nel 2010. A Pesaro sono arrivati 26.048.470,59 euro, mentre a Mombaroccio “solo” 734.034,98 euro. Il totale fa 26.782.505,57 euro. Il 40% di questa cifra è 10.713.002,23 euro, ben al di sopra del tetto massimo di due milioni.

Facendo un rapido ragionamento, se come dice Ricci, nei primi tre anni corrisponderanno all’intero ammontare del contributo statale decennale, previsto dalla legge sulle fusioni, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di cinque milioni, significa che i primi due anni Mombaroccio usufruirà appieno dei due milioni annui mentre per il terzo anno ne arriverà solo uno per arrivare alla cifra dichiarata dal sindaco di Pesaro.

Il dato che mi colpisce di più è questo: Ricci dice che Mombaroccio riceverà il 20 per cento nei sette anni successivi ed afferma che la stima è di 570mila euro all’anno per sette anni. Ed è qui che i conti non mi tornano: se il massimo del contributo straordinario annuo è di due milioni, il 20% sono 400.000 euro, non 570.000. Facendo due conti sembra che Ricci o chi per lui abbia calcolato il contributo straordinario annuo in 2.850.000, sforando di 850.000 euro.

Francamente non riesco a capire da dove sia uscita la cifra di 2.850.000 euro, anche perché non credo che consideri la parte finale del comma 1-bis, che dice che “le eventuali disponibilità eccedenti (…) siano ripartite a favore dei medesimi enti in base alla popolazione e al numero dei comuni originari”. Semplicemente perché il limite dei due milioni annui è perentorio. Ma anche per un altro semplicissimo motivo che non si trova né tra le pieghe della legge, né nei discorsi dei politici: il contributo straordinario è un incentivo per le fusione dei comuni piccoli e medio-piccoli, non per grandi comuni (Pesaro è il secondo delle Marche per popolazione). Certo, nulla impedisce anche ai più popolosi di fondersi, ma lo Stato deve guardare anche le sue casse e trattare tutti allo stesso modo. Immaginate se il nuovo comune di Pesaro avesse preso 107 milioni di euro in dieci anni, agli altri cosa sarebbe rimasto?

Se a qualcuno interessa sapere quanto prendono, in termini di contributi straordinari annuali, i nuovi comuni nati da fusione, può leggersi questa tabella. Ricordando che fino all’anno scorso la percentuale da calcolare dai trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010 era del 20% e non del 40 come ora. Spiccano i 1.038.680,99 euro di Figline e Incisa Valdarno (che con l’attuale percentuale sarebbero diventati due milioni tondi non potendo oltrepassare questo tetto) e i 998.393,27 di Valsamoggia (che sarebbero diventati 1.996.786,54 con l’attuale legge). Tutte le altre cifre sono più basse.

Sarebbe interessante capire quali sarebbero le mosse future del Governo qualora accadessero sempre più “casi Pesaro”, ovvero quando vi è un comune di grandissime dimensioni che ne assorbe uno molto meno popoloso (attualmente il rapporto tra la popolazione di Mombaroccio e quella di Pesaro è di 1 a 44), riuscendo quindi ad ottenere la cifra massima consentita per le fusioni, cosa finora mai accaduta. Vedremo.