Fano – Grosseto, cosa si voleva (di)mostrare.

L’8 gennaio scorso si è celebrato l’atteso incontro sulla E78, giudicato “un sogno possibile” dagli organizzatori.

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Prima di tutto, i filmati della serata, così ci si fa un’idea.

 

Per chi scrive non c’è nulla di nuovo sotto il sole. L’assemblea è stata la copia di quella del 7 dicembre scorso a Fano, con in meno la presenza del viceministro Nencini ed in più l’intervento dei sindaci dei comuni facenti parte dell’Unione Montana.

Per brevità, qui si eviterà di parlare dei primi tre quarti d’ora di introduzione e ci si concentrerà subito sui dettagli del progetto.

L’ipotesi progettuale che l’ing. Nicola Dinnella (project manager di Anas per l’area Centro Nord) ha presentato, è uno studio di fattibilità (che egli stesso ha definito al minuto 53 del primo filmato “studio di prefattibilità”), ovvero la comparazione di linee tracciate su carte, vecchie tra l’altro, rappresentanti sia il vecchio tracciato che la nuova proposta progettuale. A ciò si aggiungono una serie di cifre utili per capire il tipo di investimento che verrebbe realizzato.

Le due ipotesi ed i relativi costi

Le ipotesi progettuali sono due. Una da circa un miliardo di euro ed una da circa un miliardo e 800 milioni, ma a noi delle Marche interessa relativamente, perché i tracciati scelti sul versante adriatico sono i medesimi. Sembrava comunque giusto sottolineare questo aspetto.

Ipotesi 1

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E’ quella che prevede che la rimanente parte del tracciato sia costruita con una sola corsia per senso di marcia.

La suddivisione degli investimenti è così riportata:

Lotto 1: Siena – Ruffolo                                                                                            28 milioni

Lotto 2: Nodo di Arezzo                                                                                           80 milioni

Lotto 3: Le Ville di Monterchi – Guinza (incluso raddoppio della Galleria)    714 milioni

Lotto 4: Mercatello Ovest – Santo Stefano di Gaifa                                           215 milioni

Totale                                                                                                                     1.037 milioni

 

Ipotesi 2

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Prevede due corsie per senso di marcia ma solo da Grosseto all’E45.

La suddivisione degli investimenti è così riportata (il lotto 3 è suddiviso in tre stralci):

Lotto 1:  Siena – Ruffolo                                                                                            113 milioni

Lotto 2: Nodo di Arezzo                                                                                            432 milioni

Lotto 3, stralcio 1: Le Ville di Monterchi – E45                                                      435 milioni

Lotto 3, stralcio 2: E45 – Guinza                                                                              185 milioni

Lotto 3, stralcio 3: Raddoppio e messa in sicurezza Guinza                             380 milioni

Lotto 4: Galleria Guinza – S. Stefano di Gaifa                                                      280 milioni

Totale                                                                                                                      1.825 milioni

 

I più perspicaci avranno già notato una certa incongruenza tra le due ipotesi riguardo i soldi destinati alla nostra regione (più precisamente nel lotto 4), ma ci si tornerà più tardi. Quelli ancora più bravi avranno anche notato nelle slides la dicitura in basso che riporta la scritta “Fano, 07 dicembre 2015”. Eravamo a S. Angelo in Vado, l’8 gennaio 2016.

 

Il tracciato

Come già detto, per brevità e necessità, ci si concentrerà solo sul tratto nella regione Marche, ma si estenderà l’illustrazione del percorso fino all’incrocio con l’E45 per completezza di informazione.

Su tutte e due le ipotesi si è scelto di far rimanere il tratto marchigiano a due corsie, una per senso di marcia, assimilabile ad una strada extraurbana di tipo C1, di larghezza totale di 10,50 metri (3,75 metri per ciascuna corsia di marcia, con le rispettive banchine di destra larghe 1,50 metri ciascuna). Quindi niente superstrada. Però si raddoppierà il traforo della Guinza.

Non ci sarà una strada ex novo, ma si userà in buona parte il tracciato esistente, alcune di queste strade di proprietà provinciale, passeranno di gestione ad Anas.

Partiamo da ovest, ovvero dall’incrocio con l’E45. L’incrocio con l’E78 è stato spostato più in alto, all’altezza dello svincolo di Selci.

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Si sale dunque verso Parnacciano su un tracciato diverso da quello precedentemente previsto, ovvero percorrendo la strada provinciale 200.

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Strada strettissima che misura 3,5 – 4 metri di larghezza che saranno allargati a 10,5. Non è dato sapere se si allargherebbe verso la parte interna o verso valle.

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Il piccolo centro di Renzetti, tra il traforo e l’E45. Sarà interessante vedere il progetto in questo punto del tracciato.

 

 

Arrivati all’altezza del traforo ci sarà una biforcazione perché, come già detto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha imposto di fare il secondo traforo per motivi di sicurezza (siamo in attesa di vedere i documenti che hanno portato a questa scelta). Resta da capire perché allora abbiano permesso di fare gallerie come quelle del Sellero e di Seiano negli ultimi 2-3 anni.

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Si continua utilizzando il tratto già costruito per poi immettersi nella variante proposta dall’Anas. Una proposta molto simile a quella di Strabag con un tunnel lungo 650 metri contro i 2400 del progetto originario, che passa praticamente dietro le case di Via della Fornace. Tra Ca’Lilina e San Biagio ci sarebbe una rotonda dalla quale accedere alla strada. Questa variante si ricollegherebbe alla SS 73 bis più o meno all’altezza del negozio Cicli Guerra.

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Il tracciato prosegue all’interno del centro abitato di Sant’Angelo in Vado dove verrebbero poste due rotatorie per distribuire meglio il traffico.

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Il punto dove verrebbero messe le due rotatorie a S. Angelo. Immagine gentilmente concessami da David Piccinini, consigliere comunale vadese.

 

 

Si arriverebbe ad Urbania, dove inizierebbe una mega-variante di 5,5 km che bypasserebbe tutto il centro abitato, per poi sbucare all’altezza del distributore Eni che si trova sulla strada che va per Fermignano.

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L’ultima variante la si ritrova tra Fermignano e Canavaccio. E qui facciamo notare le differenti cifre impiegate per il lotto 4 nelle due proposte, nonostante le corsie per senso di marcia siano le medesime (una e una). Nella prima proposta per il lotto 4 si prevedono 215 milioni, nella seconda 280. Cosa è successo?

Proviamo a fare un’ipotesi. Questa è la variante di Canavaccio che parte dal Bivio Borzaga, passa nella zona industriale della frazione di Urbino e si attacca alla parte esistente dell’E78.

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Questa sotto, invece, è la stessa proposta presentata a Fano lo scorso 7 dicembre. Notate nulla? La galleria che esce a Bivio Borzaga non c’è.

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Viene da pensare che l’ipotesi 1 da 215 milioni non sia stata modificata tenendo conto della nuova galleria introdotta dopo un mese. Cosa che invece è stata fatta per l’ipotesi 2, portando così la spesa per il lotto 4 a 280 milioni. Se la matematica non è un’opinione questa variante della variante verrebbe a costare 65 milioni di euro.

In tutti gli altri tratti la strada utilizzata è quella esistente, sembra superfluo dirlo, ma è necessario ricordarlo.

 

Riflessioni

La prima cosa che viene da pensare è che dovremmo smettere di chiamarla Fano – Grosseto o strada europea.

Perché anzitutto è stata spezzettata in diversi tratti (ad Arezzo e a Rigomagno) facendo saltare il collegamento diretto. E poi perché non ha nulla di europeo una normalissima strada statale che collega il traffico locale ad una galleria lasciata a metà. Fingendo di tralasciare che sulla parte umbra scende attraverso un tratto di strada del tutto assimilabile ad una mulattiera allargata.

Chiamiamola “Pedemontana dell’Appennino” o “Transappenninica”, sarebbe meglio.

La seconda è una riflessione sulle varianti. Quella di Mercatello è totalmente inaccettabile, se lo mettano tutti in testa. E’ invasiva nei confronti dell’ambiente e della popolazione, crea più problemi di traffico che altro. L’avete vista la rotonda per accedervi da Mercatello dove è stata messa? Questo post su Facebook ve lo spiega bene. Si dice che ora i territori dovranno discutere all’interno dei propri consigli comunali e dare una propria opinione in merito. A Mercatello i capigruppo consiliari hanno elaborato un documento che verrà presto approvato in consiglio. Nel documento i capigruppo si sono espressi contro questa variante, tanto impattante quanto quella che proponeva Strabag, che tutti hanno visto e molti fanno finta di non conoscere.

Altre due considerazioni sulla variante di Mercatello:

  1. Non siamo Nimby, siamo l’unico comune dell’entroterra dove l’opera ha avuto impatto ambientale, mentre tutti gli altri non sono nemmeno stati sfiorati. Altro che “vogliono le strade ma le vogliono lontane e che non si vedano…”

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Questa è una vista dall’alto di tutto quello che è stato costruito nella vallata della Guinza: si vede o non si vede?

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Queste invece sono due viste ad altezza d’uomo del tratto costruito nella vallata della Guinza. Stessa domanda di prima: la strada si vede o non si vede?

 

2. Guardando le varianti di Urbania e Canavaccio, si nota bene che sono state molto più considerate le esigenze delle popolazioni. Tanto che praticamente sono entrambe lontane dalle case. Il fatto che poi la variante di Canavaccio sia “variata”, fa credere che ci siano ampi margini di miglioramento anche per Mercatello. Altrimenti si dovrà pensare che i mercatellesi valgano meno di durantini e urbinati (essendo Canavaccio frazione di Urbino).

Continuando il discorso varianti, si vorrebbe parlare un attimo anche di quella di Urbania, a costo di apparire pedanti (o pesanti). La variante sarà lunga 5,5 km. Lo stesso percorso, passando per le strade attuali (immaginando il Ponte dei Conciatori aperto) secondo Google è di 4,9 km. Allungare per accorciare, se qualcuno non farà mettere limiti di velocità assurdi o comincerà ad aumentare il carico urbanistico nelle zone intorno, allora potrebbe pure funzionare.

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Terza riflessione, quella dedicata alle “non varianti” di S. Angelo in Vado e Fermignano. Per il primo caso è stata una deliberata scelta della maggioranza che governa il comune vadese. A tal proposito il sindaco Luzi ha dichiarato:

«Quando ho parlato di sacrificio per Sant’Angelo in Vado intendevo che, con questa ipotesi di progetto che non prevede il superamento in galleria della mia città ma fa lo stesso percorso dell’attuale strada statale, si conserve per esempio la piana dell’Aiolina, tra Mercatello e Sant’Angelo, che altrimenti verrebbe tagliata in due dall’asfalto. Questo progetto risulta secondo me meno invasivo dal punto di vista dell’impatto visivo ed ambientale, fermo restando che la tutela del paesaggio resta una priorità. In una vallata stretta come quella dell’Alto Metauro quattro corsie sarebbe un segno indelebile».

La minoranza invece è in totale disaccordo con questa scelta. Per approfondimenti si rimanda a questi due post, rispettivamente dei consiglieri Piccinini e Gostoli, consiglieri di minoranza a Sant’Angelo.

Riguardo Fermignano invece, la posizione del sindaco si è saputa soltanto la sera stessa della presentazione dello studio di fattibilità. E, come si vede dai filmati, non era molto convinto della proposta. Resta da capire perché non si è informato prima, vista la prima presentazione fatta a Fano il 07/12 e l’incontro tra gli amministratori dei comuni dell’Unione Montana del 27/12 in cui era l’unico sindaco assente.

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La posizione dei sindaci di Fermignano e Mercatello

 

 

Quarta riflessione: i soldi.

Parlano tutti di grandi investimenti nel tratto marchigiano della strada. Chi dice 650 milioni, chi 600, chi 715.

La realtà è diversa. Escludiamo i 380 milioni di euro di costi fisiologici per la Guinza, visto che la vogliono raddoppiare per forza e che senza raddoppio (secondo Anas) non si può fare nulla. Escludiamo pure i 185 milioni di costi dalla Guinza verso l’E45, visto che non risulta che Parnacciano sia nelle Marche o che faccia parte della viabilità abituale dei cittadini della provincia di Pesaro e Urbino.

Rimangono i soldi del lotto 4. Gli unici veramente investiti nella nostra regione. 280 milioni su un miliardo e 825 milioni di euro complessivi. Il 15% del totale. Tutto il resto va nelle altre regioni o nella Guinza (che comunque è a metà con l’Umbria). E per fortuna che è stata aggiunta la galleria che sbuca a Bivio Borzaga, altrimenti i milioni investiti si sarebbero fermati a 215 (come ipotizzato sopra).

Riflessione n° 5: le dichiarazioni dell’ingegnere dell’Anas Nicola Dinnella al Resto del Carlino.

Ecco l’intervista:

Fano-Grosseto: l’ingegner Dinnella svela il progetto

di ROBERTO DAMIANI

SI CHIAMA Nicola Dinnella. E’ un ingegnere della direzione centrale dell’Anas. Il governo Renzi lo ha incaricato di risvegliare dal lungo sonno la superstrada Fano-Grosseto. Lo abbiamo chiamato ieri al telefono interrompendolo mentre stava pranzando. Ma non lo ha fatto pesare. Buon segno.

Ingegnere, ci può spiegare che tipo di superstrada ha in mente lei?

«Prima di tutto vorrei chiedere io che tipo di nuova strada si aspetta il vostro territorio? Il tracciato progettato da 2 miliardi di euro con ponti e gallerie era figlio di un’Italia che non c’è più».

Qual è allora la nuova Italia che ha in mente lei?

«A due corsie non a quattro, almeno in quel territorio con un traffico che non giustifica le quattro corsie».

Quanti soldi ci sono a disposizione?

«Ci sono, anzi non ci sono ancora, ma diciamo che possono esserci da quest’anno per volere del governo attuale oltre 600 milioni di euro per il completamento della strada dei Due Mari».

Come li spenderete?

«Circa la metà se ne andranno per la costruzione della seconda galleria della Guinza e per i collegamenti esterni. Col resto, abbiamo fissato tre priorità: un tracciato nuovo da Canavaccio a Bivio Borzaga-Bretella per Urbino con ponte e galleria, una circonvallazione a Urbania e un’altra a Mercatello sul Metauro. Il resto si sistema e si rende più sicuro l’esistente».

Ma per essere una superstrada manca la caratteristica saliente: la doppia corsia.

«Vero, ma se il traffico in un futuro dovesse aumentare di molto potremmo sempre realizzare nuove corsie. Ora non sono giustificabili. Il modello è la Bretella per Urbino. Due corsie, larghe».

I sindaci e la gente di quel territorio potrebbero non essere d’accordo su questa scelta. Sareste pronti a cambiare idea sul progetto?

«I soldi che ancora non ci sono saranno comunque adeguati per questo tipo di progetto, altre idee di tracciato non sono né previste né possibili».

Siamo al prendere o lasciare?

«Abbiamo un’occasione: portare finalmente a termine la Fano-Grosseto, con raddoppio della galleria, e tre varianti importanti per snellire il traffico e renderlo più veloce. Accettiamo il confronto ma non lo stravolgimento di questa impostazione».

Che spazi di manovra hanno i Comuni e i cittadini?

«Sono liberissimi di fare tutte le osservazioni possibili, ci mancherebbe. Ma sappiano che l’Anas ha scelto di seguire questa soluzione. Se non viene accettata, salta tutto».

Per la manutenzione futura del nuovo tracciato?

«Sarà un onere totalmente a carico di Anas».

Alla luce di quanto scritto sopra, emergono diverse considerazioni e domande:

  • Qualcuno potrebbe farci vedere gli studi sui flussi di traffico? Giusto per farci un’idea delle cifre e capire di quali numeri stiamo parlando.
  • I soldi non ci sono ancora, ma possono esserci.
  • Dopo aver fatto tre varianti con diversi viadotti e gallerie (13,1 km di nuove arterie, secondo la proposta Anas). Quanto rimarrebbe dei 280 milioni destinati alla nostra provincia per sistemare e rendere sicuro l’esistente? E in cosa consisterebbero questi interventi?
  • Citando testualmente: “se il traffico in un futuro dovesse aumentare di molto potremmo sempre realizzare nuove corsie.” Dentro Sant’Angelo si realizzerebbe una nuova corsia? A San Silvestro si realizzerebbe una nuova corsia?
  • Citando di nuovo testualmente: “Il modello è la Bretella per Urbino. Due corsie, larghe”. Il vantaggio della bretella di Urbino è la linearità del percorso, più che la larghezza delle corsie.
  • Visto che una parte della E78 è già esistente, l’ing. Dinnella ha visto in che stato pietoso è il tratto a quattro corsie tra Le Ville di Monterchi e Palazzo del Pero? Siccome quello è già “un onere totalmente a carico di Anas”, dovrebbero cominciare a risistemare quel tratto di strada in maniera seria e definitiva, senza rattoppi.

 

Riflessione n°6: l’accesso ai documenti di cui abbiamo parlato finora.

Dopo il primo incontro di dicembre a Fano, chi scrive questo post ha inviato (il 10 dicembre) una richiesta di accesso atti secondo la L.241/1990 e richiesta pubblicazione nel sito di Anas secondo il D. Lgs. 33/2013.

Il 7 gennaio, gli viene risposto dal responsabile trasparenza di Anas che lo Studio di Fattibilità dell’opera in questione è attualmente in fase di completamento a seguito di numerose richieste di modifica di tracciato e che quando sarà ultimato, verrà trasmesso ufficialmente al Ministero dei Trasporti. Ma che al momento, come richiesto dallo stesso Ministero, non è possibile anticipare alcuna documentazione.

Oltre a quanto scritto sopra, si veniva informati dell’incontro del giorno successivo a S. Angelo in Vado, dove si sarebbe potuto approfondire direttamente le questioni inerenti con l’ing. Dinnella.

Il 19 gennaio il sottoscritto ha inviato questa risposta (per comodità si mettono solo alcuni estratti):

L’incontro del 08/01/2016 ha praticamente ricalcato quanto accaduto e quanto mostrato nell’incontro del 7/12 a Fano. Conseguentemente non sono sembrate emergere le “numerose” modifiche di tracciato. Nessuna questione è stata approfondita perché non erano permesse domande.

(…) si reitera la richiesta dello studio di fattibilità così come descritto dall’art. 14 del D.P.R. 207/2010 e di conseguenza con tutti gli allegati imposti dall’articolo citato. Si chiede anche nello specifico di fornire informazioni riguardo le “numerose richieste di modifica di tracciato” così come riportato nella risposta, in termini di numero, localizzazione e richiedenti.

Staremo a vedere cosa accadrà.

 

Ultima riflessione: era necessario questo incontro?

Era necessario presentare un progetto che ancora nemmeno esiste ufficialmente? Era necessario mettere in mostra la discordanza di vedute tra i sindaci della vallata, sebbene si sapesse già da prima che erano emersi problemi riguardanti le varianti?

 

Un ringraziamento a Peppe Dini per avermi fornito la stragrande maggioranza delle foto di questo post.

 

4 pensieri su “Fano – Grosseto, cosa si voleva (di)mostrare.

  1. Da tempo ho cercato di “sollecitare” un ulteriore atto di orgoglio da parte della popolazione e amministratori di questa Regione per la ingiusta disparità di investimenti a vantaggio della Regione toscana. Ciò che hai appena illustrato, impeccabile sotto l’aspetto tecnico, rende giustizia a queste mancanze ed aiuta, anche a chi fa finta di niente, ad uscire dal quel “provincialismo” (non vale solo per gli amministratori) malattia che non contribuisce ad affrontare scelte importanti con la dovuta lucidità.

  2. La domanda da porsi è:”Cosa vogliamo realmente per i nostri territori? Infrastrutture moderne che possono garantire possibilità di sviluppo e quindi richiamare investimenti in grado di influire in modo sensibile sull’occupazione? Oppure solo una nuova asfaltatura della ss73, perché questo sembra essere il nuovo progetto della “Fano Grosseto” nelle Marche? Se la seconda opzione è quella che vogliamo, non vedo perché si debbano spendere tutti quei soldi, limitiamoci a rifare i tappeti, consolidare i ponti e a salire sul passo di Bocca Trabaria. Occorre essere realisti, se si vuole pensare a infrastrutture che richiamino investimenti, occorre avere il coraggio di sacrificare un po di paesaggio, perché altrimenti dobbiamo credere e sperare che questi territori possano in futuro vivere solo di turismo (quello di nicchia tanto caro agli amministratori regionali per giustificare presenze turistiche non altissime) e non so se ciò è realizzabile veramente. Spiegatemi perché in Toscana il tratto San Sepolcro – Arezzo è oramai quasi tutto a 4 corsie e da noi non si può? l’Ing. dell’Anas dice che non ci sono volumi di traffico sufficienti, ma forse non è che il traffico sceglie, suo malgrado, vie alternative più lunghe per la non adeguatezza dell’attuale infrastruttura?

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