E78, finalmente un po’ di chiarezza

Questo post era stato precedentemente sospeso per aver fatto “2 dichiarazioni tecnicamente sbagliate e citazioni sui tecnici Anas non supportate da nessun atto amministrativo” e che, conseguentemente, mi sarebbero pervenute osservazioni e comunicazioni su quanto da me affermato riguardo la strada provinciale 4 Metaurense, la S.C. Selva Nera e i progetti proposti dai comuni ad Anas, riguardanti varianti ai centri abitati lungo la E78. Sono rimasto quindi in attesa di ottenere maggiori informazioni da parte di chi mi aveva fatto le osservazioni di cui sopra.

Alla data del 3 ottobre non mi sono giunte né comunicazioni, né osservazioni da chi di dovere. Pertanto ho deciso di ripubblicare il post senza le osservazioni e le comunicazioni. Nel frattempo sono uscite alcune informazioni importanti che sono state aggiunte in verde e che probabilmente integrano anche alcuni dubbi espressi in precedenza.

In fondo poi, ho scritto ulteriori riflessioni in seguito a quanto aggiunto nel post e sui motivi che mi hanno portato a ripubblicarlo.




 

È finalmente arrivato il momento di sgombrare il campo da ogni dubbio e da ogni equivoco sulla strada E78 Fano-Grosseto.

Grazie a diverse fonti, sempre e solo riferite ad Anas, si è arrivati ad avere un quadro molto esplicativo dell’intera situazione.

Allora a scanso di equivoci, deve essere chiarita una cosa: la progettazione Anas si sta attualmente concentrando in modo esclusivo sul tratto tra l’E45 e Mercatello sul Metauro, non si sta elaborando nessun altro tratto, nemmeno la cosiddetta variante di Urbania, che sarà oggetto di progettazione soltanto quando il pezzo di strada tra l’E45 e Mercatello sarà completato (o perlomeno appaltabile).

Anas, come appena detto, ha scelto di concentrarsi sull’apertura della Guinza. Pertanto ha diviso in tre parti il tratto di strada che renderebbe immediatamente funzionale il passaggio tra Umbria e Marche:

Il 1° lotto si trova totalmente in terra umbra ed è quello che va dall’incrocio con la superstrada E45 (più o meno all’altezza di Selci) fino all’imbocco della galleria della Guinza. È attualmente in corso lo Studio di Fattibilità e la certezza è che ci saranno ancora numerosi approfondimenti da farsi prima della fase progettuale. La sede nazionale di Anas ritiene che la fine della progettazione e l’appalto dei lavori per questo lotto siano previsti a dicembre 2018, l’impressione personale è che l’iter sia più lungo, anche perché è stato assicurato che per questo tratto di strada “si sta ripartendo da zero”. È comunque appurato che la progettazione sul lato umbro sia a parte rispetto agli altri lotti.

Il lotto 1 Selci Lama (E45) – Parnacciano è lungo all’incirca 10 chilometri, ha un costo stimato di 98,84 milioni di euro e prevede la sistemazione della Strada Provinciale 200, che al momento ha una larghezza variabile tra 4 e 6 metri, in una strada extraurbana secondaria di tipo C2. Questo tipo di strada ha corsie di marcia larghe 3,5 metri l’una e banchine larghe 1,25 metri. Significa che la nuova S.P. 200 (che diventerà statale) sarà larga 9,5 metri, ma non si esclude che qualora ve ne fosse la possibilità, la strada possa essere di tipo C1, ovvero larga 10,5 metri.

I piccoli centri abitati che si incontrano scendendo dal tunnel della Guinza verrebbero bypassati a monte tramite brevi gallerie naturali. Questo si nota dai primi elaborati cartografici che fanno parte dello Studio di Fattibilità. Elaborati che riguardano il solo tracciato geometrico ed altimetrico della nuova infrastruttura e che sono gli unici attualmente disponibili.

 

Qualcuno magari si ricorderà quando nei post passati ci si chiedeva come si sarebbero affrontati questi tratti di strada sul versante umbro. Ora lo sappiamo: verranno fatte delle piccole varianti in galleria sul lato monte


È molto importante sottolineare un aspetto: indipendentemente dall’ampliamento di questo tratto di strada, i lotti comprendenti la galleria della Guinza verranno resi comunque funzionali.

Parlando appunto di Guinza, il secondo tratto in cui Anas ha diviso questo progetto include assieme il e il 3° lotto. Sono 10 chilometri di strada e l’importo stimato del progetto è di 59,36 milioni di euro.

“Ad oggi – comunica Anas – sono stati eseguiti i rilievi presso le aree interessate dalle opere e avviate le procedure di affidamento di supporto alla progettazione per lo sviluppo ed il completamento delle soluzioni tecniche di intervento”. L’idea di Anas è di sistemare subito l’esistente elaborando già da ora “il progetto esecutivo (e quindi cantierabile n.d.a.) degli interventi di completamento a 2 corsie della galleria della Guinza, singolo fornice già realizzato di lunghezza pari a circa 6 km, opere di rifinitura ed impianti per la messa in sicurezza e l’apertura al traffico della galleria”, più precisamente: “la messa in sicurezza della galleria mediante l’installazione di impianti tecnologici e adeguate limitazioni al traffico ed il completamento della carreggiata in direzione sud già realizzata”. Per “esistente” si intende quel tratto che parte dal tunnel e arriva alla fine della grande striscia d’asfalto interrotta prima di arrivare a Mercatello. Da lì Anas ha intenzione di elaborare una sorta di svincolo per ricollegarla alla strada comunale che arriva in paese (davanti al chiosco, per chi conosce Mercatello).

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Lo svincolo per raccordarsi alla strada comunale inizierebbe qui


Per farla corta, molto semplicemente: Anas intende aprire la galleria e collegarla al centro di Mercatello. E verrà fatto indipendentemente dalla costruzione della variante da farsi a sud del paese.

Molte autorizzazioni per i lotti 2 e 3 sono già state acquisite (mancherebbero solo i pareri per lo svincolo che si collega alla strada comunale). La fine della progettazione esecutiva è prevista indicativamente entro la fine del 2017, poi Anas penserà a progettare il 4° lotto, il terzo tratto di cui si parlava sopra.

Alla voce 4° lotto corrisponde la cosiddetta variante di Mercatello “prevista a 2 corsie fino al raccordo con la S.S. 73 esistente per uno sviluppo complessivo pari a circa 3,5 km.” Se tre chilometri e mezzo di lunghezza dell’intera variante siano sufficienti a garantire la salubrità e la vivibilità dei luoghi lo dovranno dire i tecnici. Preme dire che questo lotto per Anas non è stato ritenuto necessario ai fini dell’immediata funzionalità dell’opera e quindi la cosa certa è che avrà tempi più lunghi rispetto ai lotti 2 e 3, essendo in fase di progettazione preliminare (anzi secondo il nuovo codice degli appalti la giusta definizione sarebbe progetto di fattibilità tecnica ed economica). La sede nazionale di Anas prevede la fine della progettazione e l’appalto dei lavori a dicembre 2018, ma come per il lotto 1, sembra che l’iter sia più lungo. Inoltre, sempre da un documento ufficiale Anas pervenuto a chi scrive, il 4° lotto Mercatello Ovest -Mercatello Est sarebbe lungo 2 km e costerebbe 39,53 milioni di euro. jbhh

Il lotto 4 inizia (o finisce, dipende dai punti di vista) da loc. Persagnoli. Appena dopo la zona industriale di Praci Lunghe inizierà una biforcazione della strada. Il percorso del nuovo tratto non è ancora noto perché tuttora in fase di studio, ma è possibile che la variante diventi la nuova arteria principale e che vi sia uno svincolo (oppure un incrocio a raso) verso l’attuale SS 73 bis e quindi verso Mercatello. 


Detto ciò occorre aggiungere una serie di altre informazioni molto importanti:

  • È stato assicurato da chi si occupa della progettazione della strada (e che non ha nulla a che fare con coloro che se ne sono occupati prima) che il progetto sarà assolutamente condiviso con gli enti locali prima di diventare esecutivo ed appaltabile.
  • Saranno comunque studiate soluzioni che prevedano anche la costruzione della seconda canna della Guinza. Perché l’intenzione è questa: aprire i tratti funzionali della strada come spiegato sopra, costruire i lotti 1 e 4, per poi fare valutazioni dei flussi di traffico e vedere se il raddoppio delle corsie sia possibile o meno. Non è dato sapersi se questa possibilità ci sia anche per il tratto da Mercatello a S. Stefano di Gaifa (Canavaccio) e non ci sono al momento informazioni su come ciò sia realizzabile sul lato umbro, soprattutto in virtù della sopracitata intenzione di utilizzare la esistente S.P. 200 (si realizzerebbero 2 corsie ex novo? Allargherebbero ulteriormente l’esistente?).
  • Come già accennato, attualmente Anas non sta lavorando sulla variante di Urbania, semplicemente perché la fase di progettazione è totalmente concentrata sui lotti 1, 2, 3 e 4. E infatti Anas da come fine della progettazione e appalto lavori della variante durantina il mese di dicembre del 2019, ma non si esclude che possa finire anche più avanti. Importo stimato 114 milioni. 18193848_2236896733202656_7314669381995957393_n

Alla fine la storia andrà a finire così: prima si finanzierà la Guinza, poi la variante di Mercatello, poi quella di Urbania e alla fine tutto il resto


  • Non risultano essere previsti grossi interventi (varianti, viadotti, gallerie, svincoli ecc) per gli altri comuni. Anas si limita a dire che “è in corso lo studio per completare l’adeguamento in sede della strada esistente a 2 corsie”. Fine progettazione e appalto lavori entro dicembre 2020. Importo stimato 239,08 milioni. Non si sa molto altro su questo adeguamento. A tal proposito occorre rendere noto (secondo quanto risulta a chi scrive questo post) che ai progettisti Anas non sono ancora pervenute le proposte progettuali dei singoli comuni, riguardanti il tracciato della E78: trattasi di proposte fatte dalle amministrazioni comunali dell’Unione Alta Valle del Metauro ad Anas per andare incontro alle esigenze della popolazione.
  • La Strada Provinciale 4 Metaurense passerà in gestione ad Anas, ma non ci sono informazioni sui tempi. entro la fine dell’anno, come dichiarato dal consigliere regionale Biancani (vedasi articolo sotto). Manca solo il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.0001

 

Alcune riflessioni

Finalmente si sono comprese le mosse del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ovvero di voler aprire il traforo della Guinza il prima possibile (anche se lo si era già capito da un pezzo). Ciò comporterà un pesante aumento di traffico all’interno del paese di Mercatello, trasformando la strada comunale (che parte dalla SS 73bis e si raccorda con la parte di superstrada già fatta) lunga 1,7 km in un’arteria che dovrà sopportare migliaia di veicoli al giorno, con la circonvallazione che diventerà una sorta di piccola tangenziale. Tutto ciò finirà quando sarà pronto il lotto 4, ma quanto tempo passerà prima di vederlo realizzato? Anni? Lustri?

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In questa immagine il tracciato è stato disegnato in maniera amatoriale, ma rende benissimo l’idea del percorso che intende usare Anas per rendere funzionale la strada


A valle di Mercatello non ci saranno interventi importanti, visto che l’allargamento della strada (la SS 73bis e la SP 4) senza l’aumento del numero di corsie, equivale a mantenere gli stessi “trenini” di auto che ci ritroviamo ora, con il solo problema che i veicoli saranno di più. In quella strada ci passano tutti, ma proprio tutti, dal pedone al trattore. Visto che secondo dati della Provincia del 2000 tra S. Angelo e Urbania ci passavano 16.400 veicoli al giorno, mentre tra Urbania e Fermignano 16.500 – senza considerare tutto l’aumento del traffico dovuto all’apertura della galleria di Lunano avvenuta solo successivamente – quanti veicoli ci dovremmo aspettare in futuro tra S.Angelo e Fermignano? 20.000? 25.000? 30.000?

Tra l’altro la strada tra Lunano e S. Angelo nella parte più tortuosa è tuttora gestita dal Comune di S. Angelo in Vado e in futuro entro la fine dell’anno passerà ad Anas (vale lo stesso discorso fatto sopra con la SP4 Metaurense). Un ulteriore aumento di traffico (consequenziale all’apertura della Guinza) andrebbe ad incidere profondamente sui costi di gestione e manutenzione dell’opera. Anas riuscirà a fare in tempo a prendere la gestione di quest’ultima, prima dell’apertura del tratto della Guinza?  (questione che si è risolta con l’imminente passaggio ad Anas, nda). Inoltre – anche se è un argomento collaterale a ciò di cui si sta parlando – verrà mai completata (nel suo progetto originario, si intende) la SS 687 fino alla zona industriale di S. Angelo?

Se qualcuno si stupisce della scelta di Anas sulla immediata funzionalità della Guinza, con collegamento diretto verso il centro di Mercatello, sappia che i progettisti hanno utilizzato un’idea di 18 anni fa. Esiste infatti una planimetria di progetto del (testuale) 3° lotto funzionale: dall’imbocco della galleria della Guinza all’abitato di Mercatello sul Metauro recante la data del 15 dicembre 1999, che prevedeva esattamente ciò che la progettazione Anas intende fare ora.

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La conferma dell’esistenza di un 3° lotto funzionale, in attesa del completamento del 4°, arriva anche da questo documento del Ministero dell’Ambiente datato 21 marzo 2000


Ora la confusione è sparita e le intenzioni sono note. La progettazione Anas si muove su disposizioni ben precise. Vediamo come si comporteranno i sindaci dei comuni coinvolti, Provincia, Regione, deputati, senatori e gli stakeholders. Buon lavoro a tutti.





 

Ulteriori riflessioni sulla vicenda della cancellatura e conseguente ripubblicazione del post:

Come avete letto sopra, questo post è stato tolto dal blog perché mi si rimproverava di aver scritto “2 dichiarazioni tecnicamente sbagliate e citazioni sui tecnici Anas non supportate da nessun atto amministrativo”.

Come già scritto, dopo due mesi non mi sono pervenute informazioni in merito dalla Provincia. Ho ritenuto importante però specificare alcune cose:

1) Il passaggio delle strade alla gestione Anas

Partendo dal presupposto che questo post si è focalizzato su altri argomenti, la frase “La Strada Provinciale 4 Metaurense passerà in gestione ad Anas, ma non ci sono informazioni sui tempi.” nasce da un ragionamento molto semplice: l’ingegnere Anas non mi ha dato le tempistiche precise e io non ho ovviamente potuto scriverle, anche perché al momento della pubblicazione del post (31 luglio) non vi erano date precise e tuttora non ci sono, visto che Biancani ha affermato che entro il 1°gennaio vi sarà il passaggio ad Anas.

“Entro il 1° gennaio” è una data esatta? No! E poco importa se la conferenza Anas – Governo – Regioni (in cui hanno approvato il passaggio) l’hanno fatta il 3 agosto, tre giorni dopo il mio post, e meno ancora importa il fatto che fosse da diversi mesi sul tavolo degli addetti ai lavori. Non c’era una data precisa ed è quello che ho scritto.

2) Le valutazioni fatte sulla Strada provinciale 4 Metaurense e sulla Lunano-Sant’Angelo in Vado (ufficialmente conosciuta come Strada Comunale Selva Nera).

Sui tempi per il passaggio delle strade ad Anas ho già risposto al punto 1. Nel post originale si parla anche del passaggio della S.C. Selva Nera ad Anas. Quindi? Sul resto delle valutazioni, che “tecnicamente potevano essere smentite immediatamente”, dovrei ben capire di cosa si parla. Del tipo di interventi che verranno fatti dopo il passaggio ad Anas?

Per esempio: chi è a conoscenza di quali interventi si faranno nella carreggiata della S.P.4 o di possibili bretelle nei centri abitati lungo quella strada? Nessuno. Perché in questo momento (come già detto e straripetuto) la progettazione Anas si sta concentrando su un altro tratto della strada.

Sempre per esempio: la strada tra Sant’Angelo e Lunano ha già un progetto per raccordare la SS 73 bis e la SS 687 tramite adattamento della strada esistente. Verrà utilizzato quello? Verrà modificato (magari raccordando la strada all’altezza del semaforo dell’area industriale vadese)? Verrà lasciato tutto così e si continuerà ad utilizzare l’esistente? Esistono informazioni precise in merito?

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Il tracciato della pedemontana visibile dal S.I.T.

3) Non si conosce con chi ho parlato all’Anas.

Mi pare proprio che non sia questo il problema principale della questione Fano-Grosseto. I nomi di chi si occupa della progettazione del tratto marchigiano della E78 li ho dati al Comune di Mercatello s.M. durante un consiglio comunale. Sono certo che ne faranno buon uso, coinvolgendo tutti gli altri enti interessati.

4) Ai progettisti Anas non sono ancora pervenute le proposte progettuali dei singoli comuni sul tracciato della E78.

Nessuno ha detto che non siano state inviate ad Anas, ma al personale con cui ho parlato (alla data del 25 luglio scorso) non erano arrivate. Non so perché e quali siano state le problematiche, ma in quel momento chi doveva averle non le aveva.

5) Le correzioni da fare.

Quello che dovevo correggere, l’ho corretto in verde. E l’ho fatto lasciando quello che avevo scritto prima, mettendoci una riga sopra. Non si nasconde nulla.

6) Il tracciato in Umbria.

Le mie informazioni sono state riprese, col mio consenso, da Nicola Morini (consigliere comunale di Città di Castello). E si sono rivelate esatte nel corso dell’ultimo evento organizzato nel comune di Città di Castello alla presenza del viceministro Nencini.

Non faccio l’indovino, ho semplicemente visto le carte e parlato con chi di dovere.

7) Perché non si parla delle cose di una certa importanza?

Ovvero dei flussi di traffico attuali e futuri, nonché del tracciato “temporaneo” che si utilizzerà a Mercatello fino all’apertura del lotto 4? 

 

Fano-Grosseto: un sunto della situazione

Giovedì 20 ottobre a Sant’Angelo in Vado si è svolto l’ennesimo incontro che fa il punto della situazione sulla famosa, si fa per dire, Fano-Grosseto. Nella locandina era scritto “Facciamo il punto su la strada del tartufo (sic).  Non era previsto dibattito, né domande agli ospiti intervenuti.

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Se qualcuno si aspettava il pienone come l’incontro del gennaio scorso, si è sbagliato di grosso, come dimostra la foto sotto.

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Per gentile concessione di Andrea Angelini

Per quanto riguarda i contenuti, non mi va di farla lunga e vado dritto al punto: forse sarebbe bastato far fare un comunicato stampa congiunto da regione Marche e Ministero delle Infrastrutture perché le informazioni  date sono state discretamente importanti, ma hanno colpito per la loro esiguità rispetto alla mole di discorsi sentiti giovedì.

In ordine cronologico gli interventi a mio avviso utili e degni di nota sono stati:

  • Pierantoni (Unione Montana), che ha letto un intervento condiviso da tutti i sindaci dell’Unione dove, tra le altre cose, si sottolineava che la nuova strada non dovrà avere ulteriori impatti ambientali e che dovrà agevolare, non congestionare, i trasporti nell’alta val Metauro. Inoltre si richiedevano la quantificazione delle risorse finanziarie, nonché le tempistiche.
  • Biancani (Consigliere regionale con incarico per la E78), che ha detto un paio di cose davvero interessanti, ovvero che lo studio di fattibilità dovrebbe essere pronto tra dicembre e gennaio e che la progettazione sul lato marchigiano è affidata all’Anas di Ancona, mentre il tratto umbro è affidato al compartimento nazionale Anas di Roma. Il perché di questa differenza non è stato detto, ma se venisse comunicato (magari dall’Anas stessa) sarebbe cosa molto positiva.
  • Nencini (Viceministro Infrastrutture), il quale ha affermato (riprendendo il comunicato ufficiale) che “Il Lotto 2 tra Parnacciano (Comune di San Giustino) e la Guinza vale 60 milioni di euro, è già in progettazione ed andrà in appalto tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018; nel Lotto 3, Guinza-Mercatello ovest i lavori sono già ultimanti; il Lotto 4 Mercatello ovest-Mercatello est, il cui costo è di 40 milioni è in progettazione ed andrà in appaltabilità tra il 2017 e il 2018. L’ultimo tratto, la Variante di Urbania, il cui costo è di 130 milioni di euro, sarà appaltato entro il 2020”. Ulteriori buone notizie arrivano poi per quanto riguarda la Galleria della Guinza “che – spiega Nencini – sarà riutilizzata probabilmente fin da subito in doppia direzione (è attesa a giorni la risposta di Anas in merito). Ulteriori piccole varianti per quanto riguarda Mercatello sul Metauro e Canavaccio sono al vaglio dei tecnici. Abbiamo mantenuto l’impegno – ha concluso il vice ministro Nencini – questa è una strada di rilevanza nazionale, al pari delle grandi arterie del nord Italia”.

Serve fare una piccola precisazione per capire le varie suddivisioni di questa strada (e quindi per comprendere meglio le parole di Nencini).  La E78 è divisa in tratti, che sono sei in totale, che a loro volta sono suddivisi in lotti. I tratti compresi nelle Marche sono il quinto e il sesto; quest’ultimo è completato poiché è quello che va da S. Stefano di Gaifa a Fano. Il quinto invece è quello che ci interessa ed è suddiviso a sua volta in dieci lotti, il 1° è in Umbria (ci torniamo dopo), il 2° è il tunnel della Guinza, gli altri otto sono tutti nell’alta val Metauro.

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I lotti originari della E78. Non guardate la legenda perché ovviamente non è più attuale. Questo grafico proviene dal sito della Provincia di Pesaro – Urbino.

Riflessioni ed analisi

Ora, analizzando quanto affermato sopra, provo a fare qualche ragionamento. Sappiate già che sarò lungo, mi dispiace.

Anzitutto esistono interventi finanziati dal Piano Pluriennale 2016-2020, prendiamone atto tutti. I soldi attualmente disponibili nelle Marche sono quantificabili in 230 milioni di euro (ma nel gennaio scorso sembravano essere di più).

Parlando di quanto detto dal viceministro Nencini occorre dire che non ha detto nulla di nuovo. Come – direte voi – ma ha detto in quali lotti andranno i soldi! Verissimo, ma dovete sapere che questi dati erano disponibili già ad agosto nel sito di Anas.

Pertanto i lotti marchigiani finanziati saranno:

  • Il 2° che è esattamente il traforo della Guinza (e non Parnacciano-Guinza come affermato dal viceministro, anche perché un tratto del genere non avrebbe senso). Verranno stanziati 60 milioni per interventi di completamento (in corso di progettazione) a 2 corsie della galleria della Guinza, singolo fornice già realizzato di lunghezza pari a circa 6 km, situata lungo l’itinerario della E78 a cavallo tra le Regioni Umbria e Marche; opere di finitura ed impianti per la messa in sicurezza e l’apertura al traffico della galleria.  Questo lotto, come il 4°, verrà appaltato secondo quanto detto da Nencini tra fine 2017 e inizio 2018.
  • Considerato che il 3° lotto secondo Anas è terminato, un altro lotto finanziato sarà il 4°, che ovviamente si ricollegherà alla strada statale 73 bis fuori Mercatello e non continuerà in una strada ex novo come inizialmente previsto nel progetto originario (quello degli anni ’80, per intendersi).  Costerà 40 milioni e prevede di bypassare a sud il paese con una galleria abbastanza lunga da non dover creare problemi al centro abitato; in tal senso il comune di Mercatello ha già fatto una proposta ad Anas tramite l’ingegnere Alberto Paccapelo, che già si occupò del progetto definitivo elaborato dalla Provincia diversi anni fa. Leggendo quanto indicato da Anas, questo lotto avrà lunghezza di due chilometri. Il mio dubbio è questo: è sufficiente un percorso di due chilometri per consentire un rispettoso attraversamento del centro abitato di Mercatello sul Metauro? Lo scrivo senza intenti polemici, ma vuole essere una osservazione di tipo meramente tecnico.

Parlando invece del 1° lotto, ovvero quello in Umbria che vi avevo anticipato prima, si tratta della parte di strada che va dall’uscita della Guinza alla superstrada E45. È lungo 10 chilometri ed è finanziato nel Piano pluriennale 2016-2020 con la cifra di 100 milioni. Di questo tratto Nencini non ha detto parola, sebbene sia un tratto fondamentale per il completamento della strada.

Leggendo quanto scritto da Anas ci si pone un’ importante questione. Il lotto 3 è terminato e non in esercizio in quanto la funzionalità dello stralcio è subordinata alla esecuzione e alla messa in esercizio dei lotti 1 e 2. Vuol dire che il 3 non si potrà usare se non saranno aperti i primi due. Idem per il lotto 4 con i lotti 1,2 e 3. Però non si capisce quale dovrebbe essere il destino dei lotti 1 e 2 una volta completati. Il lotto 2 (la galleria) si potrà aprire anche senza il completamento del lotto 1? A quanto appare dalle dichiarazioni fatte da Nencini (vedasi sopra) sembra di sì, ma frenate tutti i facili entusiasmi: se l’appalto del lotto 2 non parte prima della fine del 2017, passerà ancora un bel po’ di tempo prima dell’apertura. Poi sull’opportunità di farlo o meno, il dibattito fatelo voi che io ho altro a cui pensare.

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E qui si ripropone la questione della strada provinciale 20 in Umbria. Come si attraversa Renzetti se il lotto 2 viene aperto prima del lotto 1?

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Una curva (strettissima) a Renzetti

Torniamo subito nel versante marchigiano.  Di fatto i lotti dal numero 5 al numero 10 sembrerebbero non esistere più e infatti Anas sembra considerarle un tutt’uno col nome di “variante di Urbania”, così come Nencini. La variante di Urbania è il nome dato ad una nuova circonvallazione che passerà a sud del centro durantino e molto probabilmente il tracciato sarà quello che vedete qui sotto. Costerà 130 milioni di euro e sarà appaltato entro il 2020.

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Reperto della serata di gennaio. Più o meno la variante dovrebbe essere questa, anche se qui sono indicati 5,5 km e Anas dice che sono 5.

Sopra ho usato il condizionale, perché in realtà leggendo quanto scritto da Anas, nei comuni di S.Angelo, Urbania, Fermignano e Urbino è prevista una spesa complessiva di 372 milioni di euro dai quali detrarre i 130 previsti per la variante. Nulla si sa dei restanti 242 milioni perché il piano pluriennale 2016-2020 si è fermato al finanziamento del passante di Urbania. Tradotto in parole povere: fino al 2020 di altri investimenti  per questi comuni non se ne parlerà nemmeno.

Io continuo con le riflessioni, ma voglio partire da lontano. Esattamente dall’8 gennaio scorso, dove l’ingegnere Nicola Dinnella snocciolava i dati della “nuova” E78 ad una sola corsia per senso di marcia. Mi ricordo di questa slide

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Prima osservazione: il costo del tratto tra E45 e imbocco umbro della Guinza a gennaio era di 185 milioni di euro. Perché lo stesso tratto, con la medesima larghezza, oggi dovrebbe costare solo 100 milioni, ovvero 85 milioni in meno?

Seconda osservazione: ora la messa in sicurezza della Guinza costa 60 milioni al posto dei 380 che si stimavano a gennaio perché alcuni, all’epoca, volevano il raddoppio della galleria. Al netto delle volontà politiche, di cui mi interessa relativamente, dove sono andati i restanti 320 milioni da investire?

Terza osservazione: dalla galleria della Guinza (tunnel escluso) scendendo verso S.Stefano di Gaifa erano previsti 280 milioni, ora sono solo 170 per le varianti di Mercatello (40) e Urbania (130). E’ vero anche che Anas per i lotti dalla Guinza in giù, ha previsto 412 milioni totali (comprendenti i 170 stanziati dal Piano Pluriennale 2016-2020). Ma allora perché prima erano 280 e ora 412 (anche se allo stato attuale ne sono disponibili 170)? Quali sarebbero i famosi interventi nei comuni di S. Angelo in Vado, Urbino, Urbania e Fermignano? Perché limitarsi a scrivere che “E’ in corso uno studio per completare l’adeguamento a 2 corsie della E78 nel tratto in esame, con ottimizzazioni / semplificazioni degli interventi originariamente previsti, al fine di pervenire ad una sensibile riduzione dei costi.”  Non si potrebbe essere un po’ più specifici, vista la delicatezza dell’argomento?

Quarta osservazione: Nencini parla di ulteriori piccole varianti per quanto riguarda Mercatello sul Metauro e Canavaccio che sono al vaglio dei tecnici. Per Mercatello la questione è allontanare il più possibile il passaggio della strada dal centro abitato. Per Canavaccio, invece sarebbe la famosa circonvallazione tanto aspettata, che doveva essere la prima opera cantierabile e invece al momento non ha ricevuto finanziamenti.

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Per chi non l’avesse ancora capito, si sta parlando di questa parte di E78

Quinta osservazione: al netto dei futuri interventi non ancora finanziati dal Programma Pluriennale 2016-2020, non è dato sapersi degli attraversamenti dei centri abitati nei comuni di Sant’Angelo in Vado e Fermignano. Probabilmente non ci sarà nulla di concreto prima di qualche anno (ma è una mia supposizione in cerca di smentite), intanto a Fermignano cercano di vederci chiaro.

Sesta osservazione: il traffico. Qualcuno potrebbe scherzarci su, ma la situazione è molto seria. Durante i giorni lavorativi viaggiare tra S.Angelo e Fermignano è una vera e propria impresa; anche nei festivi durante alcuni eventi, la situazione si complica. Il perché è semplice da capire: unica strada di collegamento della vallata, alto numero di curve, difficoltà di sorpasso, passaggi all’interno dei centri urbani, riversamento di ogni tipologia di veicolo (autobus, autocarri, autotreni, trattori, ape, scooter, biciclette ecc.). Con l’apertura del traforo, qualcuno sa dire di quanto aumenterebbero il numero di veicoli che transiterebbero sulla SS 73 bis? E quelli attuali, quanti sono? La richiesta di agevolare e non congestionare i trasporti nell’alta val Metauro, fatta dai sindaci, che fine farà? 

Settima osservazione: riprendendo le parole di cui sopra, Biancani ha dichiarato che lo studio di fattibilità dovrebbe essere pronto tra dicembre e gennaio. Lo studio di fattibilità non esiste più. Era un livello di progettazione previsto nel vecchio codice degli appalti, che prevedeva poi la progettazione preliminare, la progettazione definitiva e la progettazione esecutiva. Il nuovo Codice (D. Lgs 50/2016) all’articolo 23 prevede il progetto di fattibilità tecnica ed economica, il progetto definitivo ed il progetto esecutivo; è stato tolto un livello di progettazione. Quindi: se lo studio di fattibilità di cui si parla fosse in realtà un progetto di fattibilità tecnica ed economica, allora sarebbe cosa buona poiché staremmo parlando di qualcosa di avviato verso il procedimento giusto, altrimenti no. Se poi in un anno si riuscisse ad elaborare il progetto definitivo ed esecutivo, ancora meglio, diversamente i tempi rischierebbero di dilatarsi.

Un altro paio di considerazioni (e poi basta)

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“progetto integrale”

A sembrare da come parli il viceministro, sembra che l’entusiasmo sia alle stelle. E sappiamo tutti che non è così.

Per quanto riguarda la definizione “strada del tartufo” la ritengo non attuabile, perché:

  • Anzitutto quella strada ha già diversi nomi. Quelli ufficiali sono Strada Europea E78, che è pure la classificazione europea, e Strada di Grande Comunicazione Grosseto-Fano. Quello non ufficiale invece è strada dei Due Mari (qualcuno scherzosamente l’aveva ribattezzata dei Due Mai). Visto oltretutto che la strada a due corsie finisce nell’E45 come la SS 73 bis, tanto varrebbe continuare a chiamarla come quest’ultima.
  • Lungo il percorso marchigiano della Fano-Grosseto c’è un solo comune che ospita eventi legati al tartufo ed è S.Angelo in Vado. In Umbria c’è Città di Castello che ha una mostra mercato nazionale, ma la strada passerebbe solo in un piccolo tratto, lontano dai centri abitati del comune tifernate. Troppo poco francamente. E poi perché un comune dovrebbe arrogarsi il nome di questa infrastruttura, senza che nemmeno vi sia stato costruito un metro di quella strada all’interno del proprio territorio? Tra l’altro, guardando su internet, si possono scoprire che esistono già diverse strade del tartufo: quella mantovana, quella in provincia di Rieti (in accoppiata con la castagna) e quella nel basso Piemonte.

Ceriscioli c’è o ci fa? Fosso Sejore e l’idea di difesa del suolo e del paesaggio del presidente della regione

  • Non ci potrà essere ripresa economica senza la piena consapevolezza del valore del nostro paesaggio, la necessità di investire su un’urgente opera pubblica che si chiama difesa del suolo (…)
  • La difesa del territorio marchigiano da alluvioni e frane dovra’ essere la priorita’ da accompagnare con una seria strategia unitaria utilizzando i fondi europei con una pianificazione attenta e strutturale.
  • Le Marche sono fatte di ambiente, paesaggio, agricoltura e turismo: servono progetti e azioni concrete per sviluppare questa vocazione che, insieme ai nostri beni culturali e artistici, deve diventare anche industria ed economia primaria di un’ intera regione.
  • Accanto a ciò, estrema attenzione dovremo rivolgere al “consumo del suolo”: perchè il suolo è paesaggio. Le nostre programmazioni si dovranno dunque avvalere di strumenti urbanistici indirizzati più al recupero e alla riqualificazione che all’impermeabilizzazione di ulteriore territorio.
  • “Costruire sul costruito”, riqualificare l’esistente, edificare in sostituzione: queste sono le linee per dare risposte di rilancio dell’economia legata all’edilizia e per avere un patrimonio abitativo in regola con la sicurezza, il consumo energetico e la bellezza.
  • La nuova proposta di legge urbanistica, che punta alla tutela del consumo del territorio e incentiva la riqualificazione del patrimonio edilizio esistete, va nella direzione auspicata.
Tutti questi buoni propositi sul rispetto dell’ambiente e contro il consumo di suolo non li ho scritti io, ma si trovano nel programma del presidente della regione Marche Luca Ceriscioli. Si tratta della stessa persona che oggi, con un algoritmo tutto suo, ha deciso di cementificare un’area quasi incontaminata e priva di infrastrutture (che ovviamente dovranno essere costruite). Tra l’altro rivendica la scelta come fece il suo predecessore Gian Mario Spacca, che di certo non riscuote molta simpatia tra i militanti PD. Ma si sa, l’importante è l’ospedale unico, con buona pace di quelli di Pesaro, Fano ed entroterra.

La secessione verso altre regioni: istruzioni per l’uso, controindicazioni ed altre amenità del genere

Succede che durante una delle tante occasioni per il mantenimento dei servizi ospedalieri dell’entroterra, per la precisione una conferenza stampa convocata a Pesaro dal sindaco di Sassocorvaro ed incentrata sull’ospedale Lanciarini, il sindaco di Carpegna parli di referendum per il passaggio in Romagna dei comuni del Montefeltro. Accade anche che una testata online indichi i comuni presenti a quella conferenza stampa come quelli da includersi nel progetto secessionista, elencandoli pure: Auditore, Sassocorvaro, Lunano, Piandimeleto, Montegrimano, Macerata, Monte Cerignone e Frontino (mentre Belforte, Pietrarubbia e Tavoleto non è dato sapersi cosa debbano fare). Succede poi che, come legittima conseguenza, ripartano tutte le doglianze di Montecopiolo e Sassofeltrio che aspettano dal 2007 di entrare a far parte della regione Emilia-Romagna (e non Romagna).

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Per capire bene il contesto si devono fare molti passi indietro e ripartire dall’iter legislativo in materia cambio di confini regionali.

Qui inizia la parte noiosa, pazientate un po’ perché credo che ne valga la pena.

Partiamo quindi con l’articolo della Costituzione che disciplina tali passaggi, il 132:

Si puo’ con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

Si puo’, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.

Questo articolo però non è stato sempre così, venne cambiato con la Legge Costituzionale n°3 del 18/10/2011 (articolo 9). Prima di allora il secondo capoverso era così composto:

Si puo’, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.

Per chi non ne abbia colto le sfumature, la legge costituzionale introdusse l’obbligo della consultazione popolare per i cambi di regione. Tra l’altro in via del tutto eccezionale, questo iter poteva essere saltato con l’utilizzo di legge costituzionale. Ma questa seconda opzione era ammessa solo entro un termine di cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione, sebbene venne poi prorogato fino al 31 dicembre 1963 per consentire l’istituzione della regione Molise per distacco dagli Abruzzi e Molise. Tra l’altro sull’uso della legge costituzionale ci si dovrà tornare.

La legge che disciplina l’art. 132 è la 352 del 1970, precisamente l’art.42 che in origine fu un vero e proprio impedimento per lo svolgimento di qualsiasi consultazione referendaria in materia. Leggete qua cosa stava scritto al secondo comma:

La richiesta del referendum per il distacco, da una regione, di una o piu’ province ovvero di uno o piu’ comuni, se diretta alla creazione di una regione a se’ stante, deve essere corredata delle deliberazioni, identiche nell’oggetto, rispettivamente dei consigli provinciali e dei consigli comunali delle province e dei comuni di cui si propone il distacco, nonche’ di tanti consigli provinciali o di tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo della restante popolazione della regione dalla quale e’ proposto il distacco delle province o comuni predetti. Se la richiesta di distacco e’ diretta all’aggregazione di province o comuni ad altra regione, dovra’ inoltre essere corredata delle deliberazioni, identiche nell’oggetto, rispettivamente di tanti consigli provinciali o di tanti consigli comunali che rappresentino almeno un terzo della popolazione della regione alla quale si propone che le province o i comuni siano aggregati.

Tradotto in poche parole, per “provare” a cambiare regione fino al 2004 sarebbe stato necessario, oltre al comune coinvolto, che la richiesta venisse fatta anche da tanti comuni che rappresentassero almeno un terzo della popolazione della regione da cui si chiedeva il distacco e altrettanti che rappresentassero almeno un terzo della popolazione della regione a cui si chiedeva l’aggregazione. Inoltre (come se non bastasse) all’art. 44 della 352/1970 si diede disposizione che il referendum dovesse tenersi in entrambe le regioni. Non ci vogliono geni per capire che una legge del genere fosse un delirio, nonostante fosse stato dato un piccolo aiuto, in termini di semplificazione, dalla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001.

Tutto cambia quando il comune di San Michele al Tagliamento decise di sfidare tale normativa, recandosi all’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione con la sola delibera del proprio consiglio e senza tutte le altre delibere previste dall’art. 42 della 352/1970. L’Ufficio, anziché respingere la richiesta, scelse di sollevare la questione di costituzionalità e la rimise alla Corte Costituzionale. La Corte ritenne con sentenza 334/2004 che non si dovesse più allegare la richiesta dei consigli comunali non direttamente interessati.

Questa sentenza fu un “tana libera tutti” per i comuni in cerca di trasferimento ad altra regione. Per primo ci provò proprio San Michele al Tagliamento il 30 maggio 2005, che vide però respinta dalla cittadinanza la propria proposta.

La parte noiosa dovrebbe essere finita.

Quali comuni ci hanno già provato?

Qui chiamiamo in aiuto Wikipedia che col suo grafico, consultabile anche qui, ce lo spiega molto bene.

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Facciamo un’analisi del fenomeno in termini geopolitici.

  1. La regione più interessata a questi referendum è il Veneto, il perché è presto detto: l’essere incastrato tra due regioni a statuto speciale, con più autonomia legislativa ed ovviamente anche con più soldi, ha invogliato sempre più amministrazioni a chiedere di passare in Trentino-Alto Adige o in Friuli-Venezia Giulia. Proprio per questo ormai da anni il presidente della regione Veneto Zaia chiede a gran voce il riconoscimento dell’autonomia per la sua regione, anche se il governo non la pensa allo stesso modo. Vi sono però ragioni di tipo storico e culturale; alcuni comuni del portogruarese e Sappada hanno da sempre stretti legami con il Friuli e la stessa cosa si può dire della parte di Ladinia attualmente in Veneto (Cortina d’Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia) con l’Alto Adige.
  2. Detto del Veneto, l’altra regione interessata maggiormente sono le Marche. Le due vallate toccate dai referendum sono l’alta Valmarecchia e l’alta Valconca. La prima ha ottenuto il passaggio in Emilia Romagna tramite un referendum con esito unificato (cioè che ha tenuto conto dell’esito complessivo della votazione senza distinguere comune per comune) e tramite una forte azione politica bipartisan, per la precisione di PD e Lega Nord. Fu proprio il parlamentare leghista e romagnolo Gianluca Pini ad essere il promotore della legge per il distacco verso la Romagna, anche se ciò non gli permise di vincere le elezioni quando si candidò a sindaco di Pennabilli nel 2011. Mentre per la vallata dell’alto Conca furono fatti referendum distinti: Montecopiolo e Sassofeltrio nel giugno del 2007,  raggiunsero il quorum della maggioranza degli aventi diritto (e non della maggioranza semplice dei votanti); di diverso esito invece fu il risultato per Mercatino Conca e Monte Grimano Terme nel marzo 2008, con il primo che andò vicinissimo ad ottenere il sì della maggioranza degli aventi diritto.
  3. I casi delle altre regioni sono legati più a questioni di protesta verso le politiche regionali o, nel caso dei due comuni lombardi, di questioni storiche.

Ok, ora qualcuno che sta leggendo dirà: “ma perché molti referendum indetti dagli stessi comuni sono poi falliti?”

La risposta sta in due differenti motivazioni:

  1. Quando si indice un referendum di protesta verso le politiche di una regione, “minacciando” di lasciarla, solitamente lo si fa per ottenere più agevolazioni. Ciò si ripercuote nelle urne con uno scarso entusiasmo verso la causa secessionista che agevola il più delle volte il no. E’ sicuramente il caso di Pieve di Cadore, mentre da altre parti la mancata vittoria è da attribuirsi ad un altro fattore ben più pesante ed è il caso del punto n°2.
  2. Chi legge avrà sicuramente notato la frase scritta qualche riga sopra: il quorum della maggioranza degli aventi diritto (e non della maggioranza semplice dei votanti). Ed è proprio questo che ha fregato molti comuni, poiché già tra gli aventi diritto ci sono categorie di persone che per i motivi più svariati non votano, ma soprattutto perché nel corpo elettorale sono inclusi anche i cittadini residenti all’estero registrati all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). Ora, guardando le liste elettorali dei vari comuni si può scorgere la variegata composizione degli iscritti all’Aire: ci sono persone originarie del paese che sono emigrate (ed anche i loro figli e nipoti), ma che rimangono una netta minoranza all’interno delle liste; d’altro canto invece ci sono persone che non sono mai state in Italia nemmeno in vacanza, ma che mantenendo (o acquisendo) la cittadinanza italiana hanno scelto un comune di riferimento che magari non conoscono. Tra le altre casistiche particolari si possono citare gli immigrati stranieri che ottengono la cittadinanza italiana e poi tornano nel paese d’origine mantenendo come riferimento per l’Aire il comune italiano dove hanno vissuto. Tutta questa gente appena descritta viene conteggiata nell’ottenimento del quorum e molte volte è decisiva nel far cadere nel vuoto le proposte di secessione. Facciamo un esempio concretissimo: nel grafico che i lettori trovano qua sopra, preso da Wikipedia, c’è scritto che a Mercatino Conca i favorevoli al distacco sono stati il 49,12% degli aventi diritto al voto, benché il numero di voti per il Sì fosse di 474 contro gli 86 per il No. Facendo un rapido calcolo tra i soli votanti, il si vinse con percentuali plebiscitarie (84,64% contro il 15,36). E a Montecopiolo e Sassofeltrio il sì vinse più o meno con le stesse cifre, ma questi comuni riuscirono anche a superare il quorum degli aventi diritto al voto (Sassofeltrio per pochissimo).

 

Alcune cifre sulla fusione Pesaro-Mombaroccio, una precisazione da un sostenitore del Comitato del Si

Mi scrive su Facebook Mario Ferri, sostenitore del Si alla fusione tra i comuni di Pesaro e Mombaroccio, riporto il suo testo:

Buon pomeriggio. Ho visto un suo post (che non riesco più a ritrovare) nel quale chiedeva delucidazioni sulle cifre date dal Sindaco di Pesaro Matteo Ricci in occasione della firma del protocollo d’intesa del 6 aprile scorso. Il conteggio è presto chiarito. L’impegno di Pesaro nei confronti di Mombaroccio è pari a 5 milioni nei primi tre anni per investimenti, più il 20% dell’incentivo statale decennale. Questo è vero che è passato dal 20 al 40% della somma dei conferimenti del 2010, ma con un tetto massimo, che a sua volta è passato da 1,5 milioni di Euro l’anno e 2 milioni di Euro l’anno. Poiché per l’erogazione dei 5 milioni iniziali verrà utilizzato l’intero contributo statale nei primi tre anni, il 20% di 20 milioni, pari a Euro 400.000, sarà erogato nei successivi sette anni e la rata annuale, arrotondata per difetto, è pari a 570.000 Euro. Quanto all’interrogativo sulla futura capienza del conto per i contributi alle fusioni, il dubbio è legittimo ed è un motivo in più per sbrigarsi e correre a votare sì il 17 aprile!

Quindi ricapitolando e facendo un rapido calcolo:

5 milioni nei primi tre anni e il 20% calcolato su base decennale (ovvero 400.000 x 10 anni  quindi 4 milioni) che verrebbero stanziati per Mombaroccio nei successivi sette anni. La cifra precisa è 4.000.000/7 = 571.428,57 euro all’anno.

In totale quindi, dei 20 milioni totali, 9 sarebbero di Mombaroccio e 11 di Pesaro.

P.S. Non sono io che devo andare a votare si o no per la fusione il 17 aprile, ma quando si scrive: “Nei primi tre anni corrisponderanno all’intero ammontare del contributo statale decennale, previsto dalla legge sulle fusioni, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di cinque milioni. Più il 20 per cento nei sette anni successivi (la stima è di 570mila euro all’anno per sette anni)” , uno il 20% lo interpreta ai soli sette anni rimanenti e fa il calcolo su quelli.

Alcune cifre sulla fusione Pesaro-Mombaroccio

Premessa: essendo interessato alle trasformazioni degli enti locali (anche come amministratore) seguo la questione fusioni con il dovuto interesse, ma la fusione per incorporazione tra Pesaro e Mombaroccio è un caso particolare di cui seguo gli sviluppi, impegni personali permettendo.

Ieri ho letto la nota su facebook di Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Tralascio le questioni politiche sull’utilità o meno della fusione, ma mi concentro sui numeri che ha dato Ricci:

«Nei primi tre anni corrisponderanno all’intero ammontare del contributo statale decennale, previsto dalla legge sulle fusioni, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di cinque milioni. Più il 20 per cento nei sette anni successivi (la stima è di 570mila euro all’anno per sette anni), oltre al 20 per cento di ogni altro eventuale ulteriore contributo proveniente da altri enti come la Regione»

Togliamo dal discorso gli ulteriori contributi regionali che variano per ogni singola fusione e non hanno una cifra fissa. Concentriamoci sul contributo statale decennale.

L’art. 1, comma 18, legge n. 208 del 2015 (ovvero la legge di stabilità 2016) ha modificato la legge 135 del 2012 che all’art. 20 comma 1-bis recita testualmente: A decorrere dall’anno 2016, il contributo straordinario a favore degli enti di cui al comma 1 è commisurato al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010, nel limite degli stanziamenti finanziari previsti e comunque in misura non superiore a 2 milioni di euro per ciascun beneficiario. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’interno, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono disciplinate le modalità di riparto del contributo, prevedendo che in caso di fabbisogno eccedente le disponibilità sia data priorità alle fusioni o incorporazioni aventi maggiori anzianità e che le eventuali disponibilità eccedenti rispetto al fabbisogno determinato ai sensi del primo periodo siano ripartite a favore dei medesimi enti in base alla popolazione e al numero dei comuni originari.

Facciamo un calcolo dei trasferimenti erariali dei due comuni nel 2010. A Pesaro sono arrivati 26.048.470,59 euro, mentre a Mombaroccio “solo” 734.034,98 euro. Il totale fa 26.782.505,57 euro. Il 40% di questa cifra è 10.713.002,23 euro, ben al di sopra del tetto massimo di due milioni.

Facendo un rapido ragionamento, se come dice Ricci, nei primi tre anni corrisponderanno all’intero ammontare del contributo statale decennale, previsto dalla legge sulle fusioni, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di cinque milioni, significa che i primi due anni Mombaroccio usufruirà appieno dei due milioni annui mentre per il terzo anno ne arriverà solo uno per arrivare alla cifra dichiarata dal sindaco di Pesaro.

Il dato che mi colpisce di più è questo: Ricci dice che Mombaroccio riceverà il 20 per cento nei sette anni successivi ed afferma che la stima è di 570mila euro all’anno per sette anni. Ed è qui che i conti non mi tornano: se il massimo del contributo straordinario annuo è di due milioni, il 20% sono 400.000 euro, non 570.000. Facendo due conti sembra che Ricci o chi per lui abbia calcolato il contributo straordinario annuo in 2.850.000, sforando di 850.000 euro.

Francamente non riesco a capire da dove sia uscita la cifra di 2.850.000 euro, anche perché non credo che consideri la parte finale del comma 1-bis, che dice che “le eventuali disponibilità eccedenti (…) siano ripartite a favore dei medesimi enti in base alla popolazione e al numero dei comuni originari”. Semplicemente perché il limite dei due milioni annui è perentorio. Ma anche per un altro semplicissimo motivo che non si trova né tra le pieghe della legge, né nei discorsi dei politici: il contributo straordinario è un incentivo per le fusione dei comuni piccoli e medio-piccoli, non per grandi comuni (Pesaro è il secondo delle Marche per popolazione). Certo, nulla impedisce anche ai più popolosi di fondersi, ma lo Stato deve guardare anche le sue casse e trattare tutti allo stesso modo. Immaginate se il nuovo comune di Pesaro avesse preso 107 milioni di euro in dieci anni, agli altri cosa sarebbe rimasto?

Se a qualcuno interessa sapere quanto prendono, in termini di contributi straordinari annuali, i nuovi comuni nati da fusione, può leggersi questa tabella. Ricordando che fino all’anno scorso la percentuale da calcolare dai trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010 era del 20% e non del 40 come ora. Spiccano i 1.038.680,99 euro di Figline e Incisa Valdarno (che con l’attuale percentuale sarebbero diventati due milioni tondi non potendo oltrepassare questo tetto) e i 998.393,27 di Valsamoggia (che sarebbero diventati 1.996.786,54 con l’attuale legge). Tutte le altre cifre sono più basse.

Sarebbe interessante capire quali sarebbero le mosse future del Governo qualora accadessero sempre più “casi Pesaro”, ovvero quando vi è un comune di grandissime dimensioni che ne assorbe uno molto meno popoloso (attualmente il rapporto tra la popolazione di Mombaroccio e quella di Pesaro è di 1 a 44), riuscendo quindi ad ottenere la cifra massima consentita per le fusioni, cosa finora mai accaduta. Vedremo.

Fano – Grosseto, cosa si voleva (di)mostrare.

L’8 gennaio scorso si è celebrato l’atteso incontro sulla E78, giudicato “un sogno possibile” dagli organizzatori.

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Prima di tutto, i filmati della serata, così ci si fa un’idea.

 

Per chi scrive non c’è nulla di nuovo sotto il sole. L’assemblea è stata la copia di quella del 7 dicembre scorso a Fano, con in meno la presenza del viceministro Nencini ed in più l’intervento dei sindaci dei comuni facenti parte dell’Unione Montana.

Per brevità, qui si eviterà di parlare dei primi tre quarti d’ora di introduzione e ci si concentrerà subito sui dettagli del progetto.

L’ipotesi progettuale che l’ing. Nicola Dinnella (project manager di Anas per l’area Centro Nord) ha presentato, è uno studio di fattibilità (che egli stesso ha definito al minuto 53 del primo filmato “studio di prefattibilità”), ovvero la comparazione di linee tracciate su carte, vecchie tra l’altro, rappresentanti sia il vecchio tracciato che la nuova proposta progettuale. A ciò si aggiungono una serie di cifre utili per capire il tipo di investimento che verrebbe realizzato.

Le due ipotesi ed i relativi costi

Le ipotesi progettuali sono due. Una da circa un miliardo di euro ed una da circa un miliardo e 800 milioni, ma a noi delle Marche interessa relativamente, perché i tracciati scelti sul versante adriatico sono i medesimi. Sembrava comunque giusto sottolineare questo aspetto.

Ipotesi 1

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E’ quella che prevede che la rimanente parte del tracciato sia costruita con una sola corsia per senso di marcia.

La suddivisione degli investimenti è così riportata:

Lotto 1: Siena – Ruffolo                                                                                            28 milioni

Lotto 2: Nodo di Arezzo                                                                                           80 milioni

Lotto 3: Le Ville di Monterchi – Guinza (incluso raddoppio della Galleria)    714 milioni

Lotto 4: Mercatello Ovest – Santo Stefano di Gaifa                                           215 milioni

Totale                                                                                                                     1.037 milioni

 

Ipotesi 2

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Prevede due corsie per senso di marcia ma solo da Grosseto all’E45.

La suddivisione degli investimenti è così riportata (il lotto 3 è suddiviso in tre stralci):

Lotto 1:  Siena – Ruffolo                                                                                            113 milioni

Lotto 2: Nodo di Arezzo                                                                                            432 milioni

Lotto 3, stralcio 1: Le Ville di Monterchi – E45                                                      435 milioni

Lotto 3, stralcio 2: E45 – Guinza                                                                              185 milioni

Lotto 3, stralcio 3: Raddoppio e messa in sicurezza Guinza                             380 milioni

Lotto 4: Galleria Guinza – S. Stefano di Gaifa                                                      280 milioni

Totale                                                                                                                      1.825 milioni

 

I più perspicaci avranno già notato una certa incongruenza tra le due ipotesi riguardo i soldi destinati alla nostra regione (più precisamente nel lotto 4), ma ci si tornerà più tardi. Quelli ancora più bravi avranno anche notato nelle slides la dicitura in basso che riporta la scritta “Fano, 07 dicembre 2015”. Eravamo a S. Angelo in Vado, l’8 gennaio 2016.

 

Il tracciato

Come già detto, per brevità e necessità, ci si concentrerà solo sul tratto nella regione Marche, ma si estenderà l’illustrazione del percorso fino all’incrocio con l’E45 per completezza di informazione.

Su tutte e due le ipotesi si è scelto di far rimanere il tratto marchigiano a due corsie, una per senso di marcia, assimilabile ad una strada extraurbana di tipo C1, di larghezza totale di 10,50 metri (3,75 metri per ciascuna corsia di marcia, con le rispettive banchine di destra larghe 1,50 metri ciascuna). Quindi niente superstrada. Però si raddoppierà il traforo della Guinza.

Non ci sarà una strada ex novo, ma si userà in buona parte il tracciato esistente, alcune di queste strade di proprietà provinciale, passeranno di gestione ad Anas.

Partiamo da ovest, ovvero dall’incrocio con l’E45. L’incrocio con l’E78 è stato spostato più in alto, all’altezza dello svincolo di Selci.

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Si sale dunque verso Parnacciano su un tracciato diverso da quello precedentemente previsto, ovvero percorrendo la strada provinciale 200.

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Strada strettissima che misura 3,5 – 4 metri di larghezza che saranno allargati a 10,5. Non è dato sapere se si allargherebbe verso la parte interna o verso valle.

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Il piccolo centro di Renzetti, tra il traforo e l’E45. Sarà interessante vedere il progetto in questo punto del tracciato.

 

 

Arrivati all’altezza del traforo ci sarà una biforcazione perché, come già detto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha imposto di fare il secondo traforo per motivi di sicurezza (siamo in attesa di vedere i documenti che hanno portato a questa scelta). Resta da capire perché allora abbiano permesso di fare gallerie come quelle del Sellero e di Seiano negli ultimi 2-3 anni.

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Si continua utilizzando il tratto già costruito per poi immettersi nella variante proposta dall’Anas. Una proposta molto simile a quella di Strabag con un tunnel lungo 650 metri contro i 2400 del progetto originario, che passa praticamente dietro le case di Via della Fornace. Tra Ca’Lilina e San Biagio ci sarebbe una rotonda dalla quale accedere alla strada. Questa variante si ricollegherebbe alla SS 73 bis più o meno all’altezza del negozio Cicli Guerra.

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Il tracciato prosegue all’interno del centro abitato di Sant’Angelo in Vado dove verrebbero poste due rotatorie per distribuire meglio il traffico.

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Il punto dove verrebbero messe le due rotatorie a S. Angelo. Immagine gentilmente concessami da David Piccinini, consigliere comunale vadese.

 

 

Si arriverebbe ad Urbania, dove inizierebbe una mega-variante di 5,5 km che bypasserebbe tutto il centro abitato, per poi sbucare all’altezza del distributore Eni che si trova sulla strada che va per Fermignano.

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L’ultima variante la si ritrova tra Fermignano e Canavaccio. E qui facciamo notare le differenti cifre impiegate per il lotto 4 nelle due proposte, nonostante le corsie per senso di marcia siano le medesime (una e una). Nella prima proposta per il lotto 4 si prevedono 215 milioni, nella seconda 280. Cosa è successo?

Proviamo a fare un’ipotesi. Questa è la variante di Canavaccio che parte dal Bivio Borzaga, passa nella zona industriale della frazione di Urbino e si attacca alla parte esistente dell’E78.

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Questa sotto, invece, è la stessa proposta presentata a Fano lo scorso 7 dicembre. Notate nulla? La galleria che esce a Bivio Borzaga non c’è.

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Viene da pensare che l’ipotesi 1 da 215 milioni non sia stata modificata tenendo conto della nuova galleria introdotta dopo un mese. Cosa che invece è stata fatta per l’ipotesi 2, portando così la spesa per il lotto 4 a 280 milioni. Se la matematica non è un’opinione questa variante della variante verrebbe a costare 65 milioni di euro.

In tutti gli altri tratti la strada utilizzata è quella esistente, sembra superfluo dirlo, ma è necessario ricordarlo.

 

Riflessioni

La prima cosa che viene da pensare è che dovremmo smettere di chiamarla Fano – Grosseto o strada europea.

Perché anzitutto è stata spezzettata in diversi tratti (ad Arezzo e a Rigomagno) facendo saltare il collegamento diretto. E poi perché non ha nulla di europeo una normalissima strada statale che collega il traffico locale ad una galleria lasciata a metà. Fingendo di tralasciare che sulla parte umbra scende attraverso un tratto di strada del tutto assimilabile ad una mulattiera allargata.

Chiamiamola “Pedemontana dell’Appennino” o “Transappenninica”, sarebbe meglio.

La seconda è una riflessione sulle varianti. Quella di Mercatello è totalmente inaccettabile, se lo mettano tutti in testa. E’ invasiva nei confronti dell’ambiente e della popolazione, crea più problemi di traffico che altro. L’avete vista la rotonda per accedervi da Mercatello dove è stata messa? Questo post su Facebook ve lo spiega bene. Si dice che ora i territori dovranno discutere all’interno dei propri consigli comunali e dare una propria opinione in merito. A Mercatello i capigruppo consiliari hanno elaborato un documento che verrà presto approvato in consiglio. Nel documento i capigruppo si sono espressi contro questa variante, tanto impattante quanto quella che proponeva Strabag, che tutti hanno visto e molti fanno finta di non conoscere.

Altre due considerazioni sulla variante di Mercatello:

  1. Non siamo Nimby, siamo l’unico comune dell’entroterra dove l’opera ha avuto impatto ambientale, mentre tutti gli altri non sono nemmeno stati sfiorati. Altro che “vogliono le strade ma le vogliono lontane e che non si vedano…”

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Questa è una vista dall’alto di tutto quello che è stato costruito nella vallata della Guinza: si vede o non si vede?

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Queste invece sono due viste ad altezza d’uomo del tratto costruito nella vallata della Guinza. Stessa domanda di prima: la strada si vede o non si vede?

 

2. Guardando le varianti di Urbania e Canavaccio, si nota bene che sono state molto più considerate le esigenze delle popolazioni. Tanto che praticamente sono entrambe lontane dalle case. Il fatto che poi la variante di Canavaccio sia “variata”, fa credere che ci siano ampi margini di miglioramento anche per Mercatello. Altrimenti si dovrà pensare che i mercatellesi valgano meno di durantini e urbinati (essendo Canavaccio frazione di Urbino).

Continuando il discorso varianti, si vorrebbe parlare un attimo anche di quella di Urbania, a costo di apparire pedanti (o pesanti). La variante sarà lunga 5,5 km. Lo stesso percorso, passando per le strade attuali (immaginando il Ponte dei Conciatori aperto) secondo Google è di 4,9 km. Allungare per accorciare, se qualcuno non farà mettere limiti di velocità assurdi o comincerà ad aumentare il carico urbanistico nelle zone intorno, allora potrebbe pure funzionare.

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Terza riflessione, quella dedicata alle “non varianti” di S. Angelo in Vado e Fermignano. Per il primo caso è stata una deliberata scelta della maggioranza che governa il comune vadese. A tal proposito il sindaco Luzi ha dichiarato:

«Quando ho parlato di sacrificio per Sant’Angelo in Vado intendevo che, con questa ipotesi di progetto che non prevede il superamento in galleria della mia città ma fa lo stesso percorso dell’attuale strada statale, si conserve per esempio la piana dell’Aiolina, tra Mercatello e Sant’Angelo, che altrimenti verrebbe tagliata in due dall’asfalto. Questo progetto risulta secondo me meno invasivo dal punto di vista dell’impatto visivo ed ambientale, fermo restando che la tutela del paesaggio resta una priorità. In una vallata stretta come quella dell’Alto Metauro quattro corsie sarebbe un segno indelebile».

La minoranza invece è in totale disaccordo con questa scelta. Per approfondimenti si rimanda a questi due post, rispettivamente dei consiglieri Piccinini e Gostoli, consiglieri di minoranza a Sant’Angelo.

Riguardo Fermignano invece, la posizione del sindaco si è saputa soltanto la sera stessa della presentazione dello studio di fattibilità. E, come si vede dai filmati, non era molto convinto della proposta. Resta da capire perché non si è informato prima, vista la prima presentazione fatta a Fano il 07/12 e l’incontro tra gli amministratori dei comuni dell’Unione Montana del 27/12 in cui era l’unico sindaco assente.

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La posizione dei sindaci di Fermignano e Mercatello

 

 

Quarta riflessione: i soldi.

Parlano tutti di grandi investimenti nel tratto marchigiano della strada. Chi dice 650 milioni, chi 600, chi 715.

La realtà è diversa. Escludiamo i 380 milioni di euro di costi fisiologici per la Guinza, visto che la vogliono raddoppiare per forza e che senza raddoppio (secondo Anas) non si può fare nulla. Escludiamo pure i 185 milioni di costi dalla Guinza verso l’E45, visto che non risulta che Parnacciano sia nelle Marche o che faccia parte della viabilità abituale dei cittadini della provincia di Pesaro e Urbino.

Rimangono i soldi del lotto 4. Gli unici veramente investiti nella nostra regione. 280 milioni su un miliardo e 825 milioni di euro complessivi. Il 15% del totale. Tutto il resto va nelle altre regioni o nella Guinza (che comunque è a metà con l’Umbria). E per fortuna che è stata aggiunta la galleria che sbuca a Bivio Borzaga, altrimenti i milioni investiti si sarebbero fermati a 215 (come ipotizzato sopra).

Riflessione n° 5: le dichiarazioni dell’ingegnere dell’Anas Nicola Dinnella al Resto del Carlino.

Ecco l’intervista:

Fano-Grosseto: l’ingegner Dinnella svela il progetto

di ROBERTO DAMIANI

SI CHIAMA Nicola Dinnella. E’ un ingegnere della direzione centrale dell’Anas. Il governo Renzi lo ha incaricato di risvegliare dal lungo sonno la superstrada Fano-Grosseto. Lo abbiamo chiamato ieri al telefono interrompendolo mentre stava pranzando. Ma non lo ha fatto pesare. Buon segno.

Ingegnere, ci può spiegare che tipo di superstrada ha in mente lei?

«Prima di tutto vorrei chiedere io che tipo di nuova strada si aspetta il vostro territorio? Il tracciato progettato da 2 miliardi di euro con ponti e gallerie era figlio di un’Italia che non c’è più».

Qual è allora la nuova Italia che ha in mente lei?

«A due corsie non a quattro, almeno in quel territorio con un traffico che non giustifica le quattro corsie».

Quanti soldi ci sono a disposizione?

«Ci sono, anzi non ci sono ancora, ma diciamo che possono esserci da quest’anno per volere del governo attuale oltre 600 milioni di euro per il completamento della strada dei Due Mari».

Come li spenderete?

«Circa la metà se ne andranno per la costruzione della seconda galleria della Guinza e per i collegamenti esterni. Col resto, abbiamo fissato tre priorità: un tracciato nuovo da Canavaccio a Bivio Borzaga-Bretella per Urbino con ponte e galleria, una circonvallazione a Urbania e un’altra a Mercatello sul Metauro. Il resto si sistema e si rende più sicuro l’esistente».

Ma per essere una superstrada manca la caratteristica saliente: la doppia corsia.

«Vero, ma se il traffico in un futuro dovesse aumentare di molto potremmo sempre realizzare nuove corsie. Ora non sono giustificabili. Il modello è la Bretella per Urbino. Due corsie, larghe».

I sindaci e la gente di quel territorio potrebbero non essere d’accordo su questa scelta. Sareste pronti a cambiare idea sul progetto?

«I soldi che ancora non ci sono saranno comunque adeguati per questo tipo di progetto, altre idee di tracciato non sono né previste né possibili».

Siamo al prendere o lasciare?

«Abbiamo un’occasione: portare finalmente a termine la Fano-Grosseto, con raddoppio della galleria, e tre varianti importanti per snellire il traffico e renderlo più veloce. Accettiamo il confronto ma non lo stravolgimento di questa impostazione».

Che spazi di manovra hanno i Comuni e i cittadini?

«Sono liberissimi di fare tutte le osservazioni possibili, ci mancherebbe. Ma sappiano che l’Anas ha scelto di seguire questa soluzione. Se non viene accettata, salta tutto».

Per la manutenzione futura del nuovo tracciato?

«Sarà un onere totalmente a carico di Anas».

Alla luce di quanto scritto sopra, emergono diverse considerazioni e domande:

  • Qualcuno potrebbe farci vedere gli studi sui flussi di traffico? Giusto per farci un’idea delle cifre e capire di quali numeri stiamo parlando.
  • I soldi non ci sono ancora, ma possono esserci.
  • Dopo aver fatto tre varianti con diversi viadotti e gallerie (13,1 km di nuove arterie, secondo la proposta Anas). Quanto rimarrebbe dei 280 milioni destinati alla nostra provincia per sistemare e rendere sicuro l’esistente? E in cosa consisterebbero questi interventi?
  • Citando testualmente: “se il traffico in un futuro dovesse aumentare di molto potremmo sempre realizzare nuove corsie.” Dentro Sant’Angelo si realizzerebbe una nuova corsia? A San Silvestro si realizzerebbe una nuova corsia?
  • Citando di nuovo testualmente: “Il modello è la Bretella per Urbino. Due corsie, larghe”. Il vantaggio della bretella di Urbino è la linearità del percorso, più che la larghezza delle corsie.
  • Visto che una parte della E78 è già esistente, l’ing. Dinnella ha visto in che stato pietoso è il tratto a quattro corsie tra Le Ville di Monterchi e Palazzo del Pero? Siccome quello è già “un onere totalmente a carico di Anas”, dovrebbero cominciare a risistemare quel tratto di strada in maniera seria e definitiva, senza rattoppi.

 

Riflessione n°6: l’accesso ai documenti di cui abbiamo parlato finora.

Dopo il primo incontro di dicembre a Fano, chi scrive questo post ha inviato (il 10 dicembre) una richiesta di accesso atti secondo la L.241/1990 e richiesta pubblicazione nel sito di Anas secondo il D. Lgs. 33/2013.

Il 7 gennaio, gli viene risposto dal responsabile trasparenza di Anas che lo Studio di Fattibilità dell’opera in questione è attualmente in fase di completamento a seguito di numerose richieste di modifica di tracciato e che quando sarà ultimato, verrà trasmesso ufficialmente al Ministero dei Trasporti. Ma che al momento, come richiesto dallo stesso Ministero, non è possibile anticipare alcuna documentazione.

Oltre a quanto scritto sopra, si veniva informati dell’incontro del giorno successivo a S. Angelo in Vado, dove si sarebbe potuto approfondire direttamente le questioni inerenti con l’ing. Dinnella.

Il 19 gennaio il sottoscritto ha inviato questa risposta (per comodità si mettono solo alcuni estratti):

L’incontro del 08/01/2016 ha praticamente ricalcato quanto accaduto e quanto mostrato nell’incontro del 7/12 a Fano. Conseguentemente non sono sembrate emergere le “numerose” modifiche di tracciato. Nessuna questione è stata approfondita perché non erano permesse domande.

(…) si reitera la richiesta dello studio di fattibilità così come descritto dall’art. 14 del D.P.R. 207/2010 e di conseguenza con tutti gli allegati imposti dall’articolo citato. Si chiede anche nello specifico di fornire informazioni riguardo le “numerose richieste di modifica di tracciato” così come riportato nella risposta, in termini di numero, localizzazione e richiedenti.

Staremo a vedere cosa accadrà.

 

Ultima riflessione: era necessario questo incontro?

Era necessario presentare un progetto che ancora nemmeno esiste ufficialmente? Era necessario mettere in mostra la discordanza di vedute tra i sindaci della vallata, sebbene si sapesse già da prima che erano emersi problemi riguardanti le varianti?

 

Un ringraziamento a Peppe Dini per avermi fornito la stragrande maggioranza delle foto di questo post.